Storia di una ceramica viva e sincera nel cuore di Milano.

Intervista a AMODIno

Nella loro casa-laboratorio nel cuore di Milano creano ceramiche dalle forme vive e sincere. Vittorio e Annalia hanno iniziato come autodidatti a sperimentare con la ceramica, dopo un viaggio a New York e non si sono più fermati. Le loro collezioni dalla materialità e colori generosi sono vibranti di energia e raccontano senza mezzi termini la positività di chi le ha create. Ecco la storia di Amodino.

Cosa è per voi Amodino?

Amodino il nostro modo di vedere la vita. E’ una sempre verde tendenza verso il bello e la felicità.

Cosa rende i vostri prodotti speciali secondo voi?

Le nostre mani, il nostro cuore e i nostri occhi.

Qual’è stato il primo oggetto che hai creato e cosa ti ha lasciato a livello emotivo?

Il primo oggetto che abbiamo prodotto è stata La gallinella, una lattierina che a noi ricorda una gallina, animale al quale siamo affezionati e che unitamente ad altri oggetti piccini ha composto la nostra prima collezione.

Quanto è importante per te condividere il tuo lavoro con altri makers?

L’interazione per noi è vitale. Stimoli, impressioni, suggestioni e confronto si uniscono alle pulsioni interiori ampliando la creatività e la crescita.

Cosa significa essere un artigiano oggi in Italia?

In questi tempi dove tutto scorre veloce e dove la rincorsa verso la novità è incessante, rallentare e assecondare i propri pensieri,trasformandoli in idee e poi in cose, fa di un artigiano un saggio.
Significa ritornare a coltivare il proprio orto, conclusa l’epoca delle grandi industrie statali e autonome che hanno fatto a noi italiani da “grande madre”.
La spersonalizzazione e il distacco nei confronti del prodotto ha lasciato posto ad un profondo legame fra chi fa e ciò che realizza, fino all’identificazione con il prodotto stesso.
E’ dunque bene occuparsi personalmente delle proprie creazioni, rispettando i tempi di gestazione interiore e di lavorazione.
Disciplina e generosità sono due parole ricorrenti quando chiediamo ai makers di raccontarci i loro progetti. Non è facile oggi essere un artigiano indipendente, eppure pare che per tutti coloro che abbiamo incontrato a Factory Market venga prima la passione che il profitto. Questo è amore. e lavorare ascoltandosi e assecondando le proprie pulsione creative.
I “contro” dell’essere artigiano stanno nell’esser soli, nel dover pensare a tutto, nel far quadrare i conti di quella che, oltre ad essere un’espressione di sé, è anche un’azienda. Stanno anche nei paletti burocratici che si traducono in oneri che gravano sulla nascita e lo sviluppo di un’impresa, frenando così entusiasmo e idee.

Cosa hai imparato di te stesso lavorando a questo progetto?

Abbiamo confermato il nostro instancabile desiderio di esplorare, di imparare e di arricchirci creando.

Qual’è la cosa che ti senti dire maggiormente dalla gente che scopre i tuoi prodotti?

Spesso chi si approccia per la prima volta alle nostre ceramiche ci chiede quale sia l’utilizzo di un pezzo piuttosto che di un altro
ed è per noi un piacere rispondere che un oggetto è quel che tu vuoi che sia.
Gli apprezzamenti riguardano i nostri colori irripetibili e le nostre forme vive e sincere.

Come potrebbe la tua storia aiutare altri makers?

Il nostro consiglio è di ascoltare sempre il proprio cuore, credere in se stessi e lavorare sodo, con disciplina e generosità.

Disciplina e generosità sono due parole ricorrenti quando chiediamo ai makers di raccontarci i loro progetti. Non è facile oggi essere un artigiano indipendente, eppure pare che per tutti coloro che abbiamo incontrato a Factory Market venga prima la passione che il profitto. Questo secondo noi è amore.

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