Empowerment femminile e moda sostenibile.

Come la scelta di un brand può cambiare la percezione di noi stesse, del nostro corpo e di ciò che ci circonda.

Intervista a Studio Sartoriale

L’emancipazione femminile ha ancora una lunga strada da percorrere, non solo in relazione al mondo del lavoro, ma soprattutto in relazione alla percezione che abbiamo di noi stesse. La società ci dice sempre come dovremmo apparire, come dovremmo vederci e a quale modello di femminilità dovremmo aspirare, mentre contemporaneamente ci spinge a pensare che non raggiungeremo mai quegli obiettivi. 

Tuttavia esistono, e stanno diventando sempre di più, nuovi brand che hanno deciso di respingere l’idea secondo cui esiste una lista di qualità da possedere per essere definita “bella”. 
Questi brand parlano di rispetto e celebrazione del corpo, i loro capi sono un invito a ricordarci che è il nostro corpo a custodire tutto ciò che siamo.
Essendo Factory Market un progetto creato e gestito da donne, è sempre stata una priorità per noi dare spazio alle giovani artigiane e creative che abbiamo avuto la fortuna di incontrare nel nostro percorso e siamo immensamente orgogliose di avere la fortuna di conoscere Studio Sartoriale, un brand indipendente incentrato non solo sull’empowerment femminile, ma anche su etica e sostenibilità.

Abbiamo chiesto a Giulia Franzan, creatrice del brand, di raccontarci la sua storia, sperando che sia un esempio di coraggio e positività  per chi porta avanti il proprio progetto e la propria visione.

Sei giovane e coraggiosa (come il tuo brand) e dal 2016 lavori con passione e determinazione al tuo progetto. Com’è nata la tua passione per la produzione sartoriale e il desiderio di farne il tuo mestiere? Qual’è stata la spinta decisiva che ti ha portato ad aprire Studio Sartoriale?

La mia passione per l’abbigliamento nasce da piccola. Mia mamma aveva un negozio di abbigliamento per bambini e io ero vestita sempre in modo particolare. Già dall’eta di 8 anni, il giorno in cui mi invitava ad accompagnarla ai campionari, ero la bambina più felice del mondo e riesco ancora oggi a ricordare la sensazione di felicità guardando gli stand pieni di vestiti colorati.
Quando andavo nella sartoria di mia zia a vederla lavorare mi sentivo nel posto giusto. Così ho iniziato a cucire, disegnare e costruire cose fin da piccola; avevo bisogno di dar forma ad un’idea.
Dopo il diploma avrei voluto andare all’Università di Moda, ma a quanto pare il destino aveva altri programmi in serbo per me. Dopo un solo anno in una scuola di sartoria, ho iniziato a lavorare da Macondo, un famoso concept store di ricerca, che mi ha dato l’opportunità di viaggiare e scoprire tantissimi brand; è stato grazie a questa esperienza che ho imparato a capire quanto lavoro sta dietro ad un capo di qualità ed è in quel momento che ho deciso di mettermi in gioco iniziando un progetto che fosse solo mio. Sentivo il bisogno di esprimere quello che sono e l’ho fatto attraverso il mio lavoro, che è anche la mia più grande passione. Per me un capo non è solo un oggetto, è un veicolo per raccontare tante storie, di chi lo ha creato e poi di chi lo indosserà.

Penso che acquistare vestiti prodotti in modo sostenibile e con materiali di qualità sia anche un atto di amore verso se stessi e il proprio corpo. Ci parli di quali sono per te le caratteristiche che dovrebbe avere un capo di abbigliamento?

Penso che un capo di abbigliamento debba rispecchiare esattamente chi siamo, perché in questo modo ci permette di sentirci davvero a nostro agio anche con il nostro corpo, che dovrebbe essere celebrato in ogni sua forma e imperfezione. Ogni capo che realizzo a mano è pensato per incoraggiare le donne ad accettare e amare le proprie forme, perché è attraverso il corpo che ogni donna racconta la sua storia. Inoltre è ormai chiaro che tutti dovremmo chiederci da dove arrivano i capi che scegliamo di acquistare, chi ci ha lavorato, in che condizioni e quanto dureranno: se la risposta include i valori di rispetto e qualità, beh allora quel capo è davvero prezioso.

Nel tuo lavoro parli dell’importanza per le donne di imparare ad amare il proprio corpo così com’è, ad accettarsi e piacersi. Che ruolo può avere in questo senso la moda e la produzione sartoriale?

La moda può veicolare molti messaggi tra cui il rispetto verso ciò che ci circonda. In questa visione ha anche la capacità di farci riscoprire l’armonia della natura e i suoi equilibri. Come noi e il nostro corpo,  la natura non è perfetta, è invece piena di innumerevoli forme imperfette e allo stesso tempo bellissime. Anche Il lavoro sartoriale è imperfetto: realizzando capi a mano ognuno di essi è diverso dagli altri, ma sono le sue imperfezioni e le sue differenze che rendono quel capo unico e speciale.

Chi decide di rivolgersi alle produzioni indipendenti come quella di Studio Sartoriale cosa cerca?

Il sistema fast fashion ci ha abituate ad acquistare quanti più vestiti possibile il più velocemente possibile, a discapito della qualità e dell’originalità. Mi sembra però che ora ci sia in generale più attenzione verso l’etica e i processi produttivi e sono felicissima perché le clienti che acquistano da Studio Sartoriale comprendono il lavoro, la passione e l’etica che si nasconde dietro a un semplice capo.

La sostenibilità è uno dei punti fondamentali di Studio Sartoriale, i tuoi capi sono realizzati con stoffe e filati di qualità che recuperi dalle rimanenze dei magazzini tessili italiani in modo che niente vada sprecato. Ci parli del processo creativo e del lavoro di ricerca dietro ogni collezione?

Quando è nata l’idea di Studio Sartoriale non ero così esperta di produzione e di dove trovare i tessuti che avevo in mente. Così, mentre mi dedicavo alla ricerca di aziende italiane di qualità, ho iniziato a realizzare sperimentando con gli scampoli e ho capito che questo processo produttivo mi appassionava ancora di più: dal materiale e dalle sue qualità partiva lo sviluppo dei modelli, il contrario di ciò che si fa normalmente. Consapevole che il sistema moda è uno dei più dannosi per l’inquinamento del nostro pianeta, ho capito che dovevo necessariamente trovare una strada alternativa per il mio progetto e l’ho trovata: magazzini pieni di stoffe italiane dimenticate da tutti, pieni di storia e qualità. Ho pensato che fosse la soluzione perfetta per sentirmi libera di lavorare in questo campo, ho trovato il mio mondo ed è partita la sfida: creare un brand etico, ma allo stesso tempo competitivo, basato sul rispetto di chi lavora e dell’ambiente e che sia uno strumento per veicolare messaggi positivi legati anche alla consapevolezza di noi stessi.

Gestire un brand indipendente è un’avventura, che a volte fa un po’ paura e a volte è entusiasmante. Qual’è stata la difficoltà più grande che hai incontrato da quando hai aperto Studio Sartoriale? E la soddisfazione più grande?

Gestire Studio Sartoriale è un grande impegno. La difficoltà più grande è mettersi sempre in gioco al 100% accettando i miei limiti e i piccoli sbagli quotidiani con positività e costruttività. Leggere negli occhi delle mie clienti la soddisfazione di sentirsi belle e sentirsi bene in un capo realizzato da me, è anche la mia. Questo mi riempie il cuore e mi rende la persona più soddisfatta del mondo annullando la stanchezza e lo stress, regalandomi l’energia di crederci sempre di più.

Ci parli della collezione che troveremo nel tuo pop-up store a Verona dal 9 all’11 luglio?

La collezione che troverete nel pop-up a Verona sarà piena di speranze e coraggio, ma anche di paure, poiché realizzata in pieno periodo Covid.
Il risultato è un insieme di forme contrastanti che accostate prendono armonia ed equilibrio. Anche in questa collezione non ho tralasciato la praticità dei capi che è alla base della vestibilità del prodotto che realizzo. Il cotone e il denim sono i tessuti che più ho utilizzato nella collezione. Una grossa sorpresa è stato trovare dell’ottima seta elasticizzata con un punto di verde particolarissimo che mi ha entusiasmata dal primo momento in cui l’ho vista. Ho inoltre realizzato una piccola capsule collection con tessuti sfumati che richiamano a tratti lo shibori, un’antica tecnica naturale giapponese per la tintura dei tessuti.

Che consiglio daresti ai creativi che vogliono fare della loro passione una professione?

Come è stato detto a me da una persona che si è fatta da sola e ha inseguito la sua passione: “Devi avere due coraggi e una paura”. Mi ha affascinato da subito questa frase ma forse solo ora comincio a capirne il reale significato. Immergetevi nelle vostre passioni e obbiettivi!

per scoprire di più sul lavoro di Studio sartoriale
e sul pop-up store di verona: 

www.studiosartoriale.it
Instagram: studio sartoriale

"Penso che un capo di abbigliamento debba rispecchiare esattamente chi siamo, perché in questo modo ci permette di sentirci davvero a nostro agio anche con il nostro corpo, che dovrebbe essere celebrato in ogni sua forma e imperfezione."

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