Lasciare la metropoli per imparare a prendersi cura della terra. Storia di erbe officinali e passione tra i colli abruzzesi.

Intervista a Hyperborea

“Crediamo che l’essere umano appartenga semplicemente alla natura e alle leggi che la governano, quindi cerchiamo di applicare questo concetto al nostro lavoro, per questo ci prendiamo cura delle piante, per noi e per gli altri.”

Crediamo che ci servano davvero tutti gli oggetti di cui incessantemente ci circondiamo e per avere sempre di più cerchiamo di spendere sempre meno, perdendo così di vista l’essenzialità delle cose e soprattutto perdendo il contatto con la Natura.
Ci sono però delle persone che riescono a fermarsi e a cambiare il proprio percorso, prendendo coscienza di ciò che conta davvero e facendone una ragione e un progetto di vita.

Questa è la storia di Hyperborea, un brand ma ancora prima una coppia che ha lasciato una metropoli per dedicarsi alla cura della natura, circondati dalla bellezza delle soleggiate terre abruzzesi, dove coltivano naturalmente, riscoprendo tecniche e metodi di coltura delle antiche tradizioni locali, nel rispetto delle stagioni, dei tempi e dei suoi cicli. 

In perfetto equilibrio tra tradizione e innovazione, producono tisane, erbe aromatiche, sali, basi per liquori, prodotti per il corpo e thè, prodotti unici e di altissima qualità.
Da molte edizioni a Factory Market diamo spazio a progetti che trovano nella natura la base del loro lavoro e da sempre supportiamo chi investe su se stesso per seguire il proprio cuore e la propria passione. Abbiamo quindi chiesto loro di raccontarci di più.

Com’è nato il vostro progetto e cosa vi ha spinto ad intraprendere questa strada?

L’idea di Hyperborea è nata principalmente dalla voglia di prendersi cura di un pezzo di terra. Poi, allo stesso tempo, avevamo voglia di provare a fare qualcosa di nuovo con le erbe perché spesso l’erboristeria viene vista come “i rimedi della nonna” ma quando inizi a coltivare e a scoprire il potere delle piante ti accorgi che queste hanno tantissimo da offrirti e puoi usarle in infiniti modi.
Abbiamo deciso di prendere questa strada anche perché lo stile di vita che avevamo in città non rispecchiava più le nostre idee e abbiamo sentito il bisogno di cambiare per sentirci più vicini a ciò che più ci piace.

Qual’è la filosofia alla base di Hyperborea?

Crediamo che l’essere umano appartenga semplicemente alla natura e alle leggi che la governano, quindi cerchiamo di applicare questo concetto al nostro lavoro, per questo ci prendiamo cura delle piante per noi e per gli altri. Cerchiamo di creare un piccolo ecosistema in equilibrio dove è presente tutto quello che serve, dalle piante per i nostri prodotti a quelle che attirano o respingono gli insetti o quelle che nutrono il terreno, seguiamo i cicli e i metodi della cosiddetta agricoltura rigenerativa. Cerchiamo di avere meno sprechi possibili, tutto quello che coltiviamo ha uno scopo, trasformiamo i prodotti il meno possibile cercando di conservarne tutte le proprietà. Anche per il packaging utilizziamo materiali riciclabili e eco-compatibili.
Ci piace l’idea del contadino come custode della terra, per se stesso e per gli altri, in modo rispettoso per l’ambiente, anche se negli ultimi cinquant’anni l’agricoltura intensiva ha allontanato l’uomo da queste pratiche millenarie. Pensiamo che il terreno e gli ulivi che lavoriamo non siano nostri ma della terra, noi siamo solo quelli che se ne prendono cura.

Cosa rende i vostri prodotti differenti dagli altri?

Siamo coltivatori diretti e allo stesso tempo abbiamo il controllo completo di tutto il processo di produzione, dalla semina al confezionamento. I nostri prodotti sono completamente artigianali, anche la raccolta delle erbe e il confezionamento sono fatti manualmente. I produttori che si occupano personalmente di tutto il processo ormai sono una rarità.

Qual’è stato il primo fiore o la prima erba che avete raccolto e cosa vi ha lasciato?

Il primo raccolto è stato di due fiori che abbiamo coltivato contemporaneamente, calendula e fiordaliso. La calendula ci ha lasciato le mani un po’ appiccicose… A parte gli scherzi, vedendo i colori, manipolando le piante, studiandone il ciclo abbiamo visto crescere dei fiori ma anche delle possibilità, mentre raccoglievamo ci venivano tante idee e abbiamo capito che c’erano molte potenzialità in questa pratica. I fiori in particolare ci danno una sensazione di potenza e di equilibrio, osservandone le geometrie perfette sembra di vedere dei templi naturali in miniatura.

Cosa avete imparato su voi stessi lavorando a questo progetto?

Abbiamo cambiato completamente stile di vita, è stato difficile e sicuramente faticoso, ma ripartire con una sfida nuova che ci rappresenta veramente ci ha anche dato tante energie. Abbiamo abbandonato i ritmi frenetici di una città come Milano, lavoriamo sodo anche adesso, ma ora è diverso perché sentiamo che questo stile di vita ci rappresenta, mentre siamo usciti da una vita che ci appesantiva. E poi alzarsi al mattino e guardare il mare dalla finestra non ha prezzo!

Come potrebbe la vostra storia ispirare altri produttori?

C’è stato un punto chiave nella nostra storia ed è stato il momento in cui abbiamo deciso di partire. Eravamo convinti ma non ancora pronti al 100%. Abbiamo esplorato diverse opportunità, visitato tanti territori, prodotto business plan, studiato diverse colture e comunque non avevamo mai abbastanza elementi per sentirci pronti a partire. Quindi abbiamo deciso di partire senza essere pronti. Se dovessimo pensare che la nostra storia possa ispirare altri produttori ci piace pensare a questo, partire e seguire il proprio istinto anche se non puoi essere sicuro di come andrà una cosa finché non la farai, ma se cerchi di percorrere la tua strada e di fare cose che rispecchiano veramente chi sei invece di inseguire i trend del momento comunque non rimarrai deluso.

Abbiamo presentato questa storia, sperando che sia d’ispirazione per tutti coloro che hanno un progetto e attendono il momento per realizzarlo.
A Factory Market vogliamo supportare tutti loro e chi già lavora con il cuore.

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